Position Paper su Cooperazione, Migrazione, Ong

Il dibattito estivo su migranti, cooperazione e ong si è infuocato. Abbiamo dato visibilità a una nostra “collocazione”, un nostro posizionamento come portatori di istanze delle associazioni presenti in Madagascar. Fin qua abbiamo dato sostegno ai temi di attualità, dai migranti ai salvataggi ai diritti umani, ma vogliamo far sapere che, come piccole associazioni, operanti in zone prive di pressioni migratorie, corriamo il rischio dell’oblio completo, sia a livello di aiuti pubblici che di visibilità e rappresentanza diplomatica. Di seguito il testo del nostro position paper.

CONDIZIONALITA’ DELLA COOPERAZIONE E MARGINALIZZAZIONE DEI PAESI CON

POVERTA’ MA SENZA MIGRAZIONE.


Il Coordinamento VIM onlus, che riunisce 49 associazioni operanti in Madagascar per favorire sinergie e promuovere attività e progetti di collaborazione comuni, preoccupato dai recenti ultimi orientamenti governativi e dal dibattito che coinvolge l’opinione pubblica in tema di migranti, cooperazione e ong , si permette di rendere pubblica la sua riflessione su tali tematiche nell’auspicio che essa possa concorrere alla formulazione delle scelte di politica internazionale del nostro Paese.

La nostra istanza di associazioni presenti in Madagascar, tra i 5 Paesi più poveri al mondo, ma col più basso rapporto di Aiuto Pubblico allo Sviluppo pro capite, è quella di condividere tutti gli sforzi fin qua fatti e ancora da fare sui temi dei migranti, dei salvataggi in mare e dell’assoluto rispetto dei diritti umani come priorità ineludibili, ma anche di non estromettere quei Paesi che, per isolamento geografico, non concorrono ad alimentare il flusso migratorio, rimanendo quindi fuori anche da quello degli aiuti.

 

Temiamo che i Paesi privi di pressioni migratorie e che non alimentano l’interesse dell’opinione pubblica in quanto senza guerre, terrorismo, conflitti etnici o religiosi, corrano il rischio di un rapido passaggio da Paesi “secondariamente prioritari” alla marginalizzazione completa, sia a livello di aiuti pubblici, che di attenzioni diplomatiche, che di sostegno alla comunità italiana presente, fatta di operatori economici, di volontari, di residenti e di religiosi.

 

Temiamo che i Paesi privi di pressioni migratorie e che non alimentano l’interesse dell’opinione pubblica in quanto pacifici, senza terrorismo, conflitti etnici o religiosi, corrano il rischio di un rapido passaggio da Paesi “secondariamente prioritari” alla marginalizzazione completa, sia a livello di aiuti pubblici, che di attenzioni diplomatiche, che di sostegno alla comunità italiana presente, fatta di operatori economici, di volontari, di residenti e di religiosi.

 

Esprimiamo le nostre preoccupazioni sulle premesse e i programmi che si stanno delineando negli ultimi tempi, che potrebbero portare a forti, se non esclusive, concentrazioni dell’attenzione del governo nazionale su:

·         Paesi del Nordafrica e della fascia del Sahel, in chiave di contrasto anti-migratorio;

·         Progetti e programmi di grandi Agenzie e Organizzazioni che introducano il tema della condizionalità (aiuto in cambio di un ritorno di benefici al donatore) e non della oblativa e disinteressata proiezione verso le povertà estreme, ovunque esse siano;

·         Paesi con più appeal per gli investimenti dei grandi gruppi economici;

 

Il posizionamento del nostro Coordinamento desidera riportare l’attenzione delle istituzioni italiane sulle seguenti questioni :

·         equa distribuzione delle risorse, anche per l’Africa australe e gli altri Paesi “low” degli Human Development Index (HDI), quindi non solo per le regioni sahariane e nord-africane;

·         continuità nel sostegno ai Paesi più poveri al fine di evitare che paghino oggi il conto del disimpegno e si sostituiscano domani nelle migrazioni;

·         contrasto alle povertà estreme in assenza di condizionalità;

·         maggior impulso alla lotta ai cambiamenti climatici e al raggiungimento degli obiettivi concordati con gli accordi di Parigi;

·         introduzione di criteri di premialità anche per i Paesi pacifici e democratici, privi di conflitti, tensioni razziali o religiose, esprimendo la necessità di simmetrie ed equità anche verso i Paesi che, con fatica, raggiungono e mantengono soddisfacenti livelli di pace, democrazia, buon governo, trasparenza, libertà e rispetto dei diritti civili, tolleranza religiosa e razziale;

·       raggiungimento di tutti i SDG’s, a partire da quelli più importanti e tradizionali come alimentazione, salute, istruzione;

·         maggior coinvolgimento della società civile, in Italia come nei Paesi del Sud del mondo, nonchè di una larga base associativa e di volontariato, non solo di professionisti;

·         allargamento dei partenariati economici con coinvolgimento non solo dei grandi investitori multinazionali ma anche degli operatori della piccola impresa italiana.

·         valorizzazione delle esperienze di rete e delle comunità cooperanti allargate e non solo delle grandi organizzazioni.